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Francesco Casorati Felice Casorati

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Stefano Vitali, titolare della Galleria Avanguardia Antiquaria, è legato al lavoro di Francesco Casorati da quando nel 2001 andò in una galleria milanese che ospitava una personale del maestro. Subito gli colpirono i suoi lavori che gli apparvero come distaccati dalla realtà, guidati da un’abile finzione che dischiuse le porte della sua immaginazione ad una molteplicità di visioni. Decise allora di acquistare l’opera La nave che disegna le onde e con essa nacque il desidero, all’epoca ancora una “visione”, di poter un giorno curare ed ospitare una mostra del pittore nel luogo che ama, la sua Galleria. Desiderio che è diventato realtà nel 2018 con la mostra Carte Scoperte; da allora la Galleria ospita sempre alcuni lavori del maestro Casorati, visualizzabili nella sezione arte contemporanea del catalogo on line. Francesco Casorati (1934-2013) nasce a Torino da Felice Casorati e dall’inglese Daphne Maugham, entrambi pittori da loro erediterà l’amore per la pittura che diverrà l’attività centrale nella sua esistenza.

"Le carte. Le carte erano molto importanti per Francesco Casorati, le carte per disegnare, le carte nautiche per navigare a vela, le carte da gioco. Lo scopone scientifico con gli amici pittori era un appuntamento rituale settimanale per la famiglia Casorati, in via Mazzini a Torino o a Pavarolo, inaugurato dal padre Felice e sempre mantenuto da Francesco, abile giocatore. La barca a vela una passione condivisa con gli amici, soprattutto sulle coste liguri, partendo dalla casa di Cervo. Francesco lavorava sempre molto nel suo studio, con orari fissi e regolari che prima della pensione doveva dividere con quelli dell'insegnamento in Accademia. E lo studio era la sua camera dei sogni, il luogo dove il quotidiano e la memoria si trasfiguravano in visione, spesso notturna, una notte illuminata da falci di luna. Potrebbe sembrare che la pittura di Francesco sia una partita a carte scoperte, non una pittura "facile" ma un'arte limpida, sia nella tecnica e sia nella figurazione. Ma solo all'apparenza, anzi, la sua pittura mette in scena il gioco dell'apparenza, il mistero stesso della rappresentazione: gli attori sono figure riconoscibili e ricorrenti come l'uccello, il cavallo, il pesce, la farfalla, lo scarabeo, l'albero, il sole, la luna, l'aereo o la barchetta di carta, il marchingegno, mai riprodotti naturalisticamente, ma trasformati in icone emblematiche; le scenografie sono le geometrie modulari e variabili del mare, dei campi, della città, dei labirinti, le case sono dichiaratamente quinte teatrali o ricordano i set dei film western dove gli edifici avevano solo le facciate. Le azioni e i dialoghi, creati dal pittore regista sul palcoscenico del quadro, sono fatti di fili che uniscono e intrecciano, di segni puri o di calligrafie illeggibili che riempiono le superfici, evocando onde marine, chiome d'alberi, prati. Ogni opera è perciò un racconto muto, quasi un rebus, un enigma da decifrare, la composizione pittorica, sapientemente interiorizzata in casa casoratiana, è destabilizzata da ordini e ritmi spezzati, simulati, sdoppiati e moltiplicati come in un gioco di specchi. La superficie della tela o della carta è sempre doppia, se non infinita: un'immagine occupa, ritaglia, magari nasconde, sovrapponendosi, un'altra immagine, come un calendario di figure che segna il tempo senza tempo della pittura. E il racconto muto assume una struttura e un andamento musicali, diventa partitura ritmica di una musica visiva, non a caso Francesco aveva collaborato a lungo con il compositore Sergio Liberovici, illustrando (come nella cartella di acqueforti del 1965 The Justice Blues per lo spettacolo Un fucile un bidone la vita) oppure creando delle scenografie per il Teatro Libero. Dopo aver ripercorso analiticamente tutte le stagioni della sua opera (Francesco Casorati, catalogo della mostra antologica 1956-1991, Comune di Asti, 1991), mi era parso di poterne tirare le fila intorno a un tema chiave che, a mio parere, emergeva: la metapittura. Una pittura che racconta e riflette la pittura stessa. Da Magritte in poi, l'arte di dipingere affronta e supera la sua crisi d'identità provocata dalla Fotografia, che la sradica dall'imitazione del vero, e dalla proliferazione di nuove tecniche, materiali e linguaggi, riflettendo su se stessa, dichiarando ironicamente - talvolta drammaticamente - la propria impotenza a rappresentare il reale. Ma anche la propria straordinaria forza di fingere, scoprendo appunto le carte del gioco, svelando l'artificio dell'artista, basti citare alcuni titoli che avevano anche ispirato un mio racconto dedicato a Francesco (La macchina della pittura, in A.Balzola e P.Mantovani, Storie di pittori, Fògola editore, 2002): Il porto numero 1, 1992; Grande strumento per disegnare, 1995; Nave che disegna le onde, 1998. Si potrebbe dire, per estremo, che tutta la pittura è pratica del "trompe l'oeil", trappola seduttiva dell'occhio ordita dall'astuzia della mano intelligente del pittore. Francesco lo sapeva bene e ne aveva fatto esercizio di virtuosismo, non compiaciuto o fine a se stesso, ma come medium di una ricerca esplorativa sulle infinite possibilità combinatorie della narrazione pittorica. La navigazione artistica di Francesco era questo gioco consapevole di usare le regole per spiazzarle, come nello scopone scientifico l'abilità più creativa è quella di saper sparigliare il gioco e scoprire le carte dell'avversario, anticipandone le mosse.
Se negli anni Novanta prevaleva il suo interesse per l'intreccio tra scrittura e segno grafico che dialogavano con l'elemento pittorico, soprattutto alberi e navi, negli anni Duemila le atmosfere delle sue opere si erano fatte via via più rarefatte ed insieme più liriche, con spazi aperti e cromatismi vibranti, contorni più morbidi dei suoi "attori: "piccole città" sospese nel vuoto (2001) o circondate dalle trame della scrittura (2006) e tutta la sua pittura sembrava trovare il suo simbolo finale in navi dirette verso un Porto di carta sul mare appeso (2006), navi che trasportano la pittura stessa in un viaggio senza meta (Quadri in barca, 2008). Francesco Casorati, con la sua indimenticabile generosità, affabilità e ironica sagacia aveva tracciato le rotte di una rinnovata vitalità della pittura, attraverso un percorso di semplicità densa di potenza evocativa, perché il racconto della pittura è la facoltà di parlare per simboli e segni autoconclusi. Geroglifici la cui grammatica è personale e si forma nell'indissolubile unione tra forma e contenuto, ma la riuscita di quest'alchimia risiede in una padronanza reale della tecnica e in una semplicità o essenzialità del gesto, niente di più e niente di meno del necessario. E, come diceva Jung: "com'è complicato essere semplici!". Questa era la capacità di Francesco: vincere il complicato gioco della pittura scoprendone ogni volta le carte
". da "CARTE SCOPERTE, Il racconto della pittura di Francesco Casorati" di Andrea Balzola (testo in catalogo mostra alla Galleria Avanguardia Antiquaria, 2018).  


Avanguardia Antiquaria è un luogo di ricerca sul tempo: una Galleria e spazio espositivo a Milano per opere d’arte, di antiquariato, modernariato e design del XX secolo.

La Galleria nasce nel 2005 dall'idea di far coabitare, nello stesso ambiente oggetti nati in luoghi e tempi diversi, è infatti uno spazio dove Stefano Vitali affianca alla sua continua ricerca di pezzi di antiquariato, art dèco e vintage design del Novecento, una profonda dedizione all'arte contemporanea, ospitando periodicamente mostre, personali e collettive, di artisti contemporanei; tra i tanti sempre presenti in Galleria le opere di Marcello Chiarenza, Giovanni Cerri, Antonino Negri, Fausto Rossi  e Silvia Levenson. Questo continuo dialogo tra narrazione del passato e ricerca artistica attuale è il fil rouge che ha dato vita all'ossimoro "Avanguardia Antiquaria".

All'eclettico spazio espositivo si affianca inoltre il laboratorio di conservazione e restauro di mobili antichi, dipinti, ceramiche e dorature che Stefano Vitali segue con altrettanza attenzione e precisione, operando da più di 25 anni nel settore. 

 

“Non ci sono bei pensieri senza belle forme, e viceversa.”      

(G. Flaubert)        

 

 
Alcuni degli oggetti trattati: sedute, poltrone,divani, daybeds, tavoli , tavolini , lampade, applique, piantane, lampadari, armadi, sideboard, consolle, scrivanie, specchiere, complementi, cornici
Siamo specializzati in: Vintage, Antiquariato, Modernariato, Design, Design Milano, Interiors, Interior Design, Restauro, Midcentury Furniture, Arte Contemporanea

Epoche: ANNI 20 - ANNI 30 - ANNI 40 - ANNI 50 - ANNI 60 - ANNI 70 - ANNI 80
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